Ritratti a matita: un viaggio interiore tra arte ed emozioni
Perché disegno ritratti a matita
Creare un ritratto a matita non è per me un semplice esercizio tecnico. Ogni tratto è un dialogo silenzioso con il volto che ho davanti, un modo per osservare davvero e per connettermi a ciò che spesso rimane invisibile. Disegnare un viso significa rallentare, ascoltare con gli occhi e raccontare attraverso le ombre e le sfumature.
La forza del disegno a matita
La matita è lo strumento più semplice e più sincero. Con essa posso giocare con la leggerezza di un segno appena accennato o con la profondità di un’ombra intensa. È un mezzo fragile, cancellabile, ma allo stesso tempo incisivo: proprio come le emozioni che tento di fermare su carta.
Il disegno a matita diventa così un linguaggio intimo, capace di trasformare un volto in un racconto.
Un esercizio di introspezione
Ogni ritratto è anche uno specchio di me stesso. Le emozioni che provo mentre disegno filtrano nel segno, trasformando l’opera in qualcosa che va oltre la somiglianza. Non cerco la perfezione assoluta, ma l’autenticità. In questo senso, l’arte introspettiva che nasce dal ritratto a matita diventa un viaggio interiore: un equilibrio tra luce e buio, tra ciò che mostriamo e ciò che nascondiamo.
Fermare un’emozione sulla carta
Alla fine, il motivo più profondo per cui creo ritratti a matita è semplice: fermare un’emozione. Ogni disegno diventa un frammento di intimità, un modo per catturare un attimo che rischierebbe di dissolversi. Disegnare i volti mi permette di custodire non solo un’immagine, ma anche la sua storia, il suo silenzio, la sua presenza.
✨ E tu? Cosa provi quando guardi un ritratto a matita?
Raccontamelo nei commenti: mi piacerebbe conoscere le tue emozioni davanti a questo tipo di arte.
UN LIBRO ALLA VOLTA
Il libro che vi consiglio oggi, parlando di ritratti, è Visus di Riccardo Falcinelli.
«Cosa c’è di più facile del volto? Tutti ne abbiamo uno, e abbiamo a che
fare con quello degli altri. Eppure, di tutte le cose che ci capita di guardare, il volto rimane la più enigmatica». Dopo “Cromorama” e “Figure”, Riccardo Falcinelli rivoluziona ancora il nostro sguardo su qualcosa che diamo per scontato: le facce. Nell’arte, nei film, nelle pubblicità, su TikTok e anche nello specchio ogni mattina. Pubblicando i selfie su Instagram ci poniamo gli stessi problemi che si è posto ogni artista e comunicatore nella Storia: cercare di rendere una faccia più eroica, autorevole, addirittura divina. O magari conferirle valori morali, come i pittori del Rinascimento, che ritraevano i sovrani accanto a una colonna o una tenda per esprimere maestà e prestigio. La faccia è la parte del corpo più soggetta ad attribuzioni di senso: anche se tendiamo a considerarli qualcosa di «naturale», i volti sono sempre una costruzione culturale.”
Buona lettura!
ILLUSTRATORI ILLUSTRI
Vi lascio come sempre il link al Pocast Il Mondo Invisibile di Alessandro Mele, il protagonista di questo episodio è Beppe Giacobbe!
CANZONE DEL GIORNO
Kurt Cobain di Brunori Sas








